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domenica 5 febbraio 2012

Atmosfere finlandesi in Sicilia

Si è aperta la mostra di di Anni Leppàlà a Milano



E' stata inaugurata il 2 febbraio presso Photology, "SheResembles", l'esposizione fotografica della giovane artista finlandese, esponente della Scuola di Helsinky. L'autrice è stata invitata a Noto per realizzare un progetto fotografico dove i decisi caratteri del paesaggio siciliano si incontrano con la profonda empatia nordica verso la natura. Ne risultano immagini caratterizzate da un forte senso onirico delle atmosfere e da un senso del tempo sospeso e "altro", nel quale emergono suggestioni a metà fra una ricerca interiore molto intima, propia di certi aspetti della natura femminile e ricerca sul disagio esistenziale. Osservando retrospettivamente l'opera di questa artista, il primo richiamo è con la fotografa americana Francesca Woodman, per via di visioni di interni domestici  e per una medesima sensibilità nel trattamento della luce, così come per la focalizzazione sulla identità del femminile, celato e quasi inafferrabile.
Buona visione, Vince

Anni Leppàlà, "SheResambles", presso Photology, Via Moscova 25. Fino al 5 aprile, da lunedì a venerdì, h. 11.00.19.00. Ingresso libero.
Per ulteriori approfondimenti

sabato 7 gennaio 2012

Apertura della nuova edizione del concorso fotografico FNAC per i giovani talenti fotografici

Si inaugura l'11 gennaio alle h.18.00 nella sede FNAC di Milano in via Torino l'edizione 2011 del concorso fotografico riservato agli emergenti "ATTENZIONE TALENTO FOTOGRAFICO FNAC". L'iniziativa intende valorizzare i più giovani fotografi per porli all'attenzione del panorama artistico e critico nazionale. Il concorso è infatti giunto alla nona edizione e nel corso del tempo ha iniziato ad acquisire rilievo nell'ambito fotografico e dei media nazionali. Vincitrice del concorso di quest'anno è risultata Federica Di Giovanni, nata nel 1985 con un progetto chiamato "CAMPING ITALIA", incentrato sui comportamenti, abitudini e stili di vita degli italiani in vacanza osservati con un taglio quasi antropologico. Le tematiche affrontate sono diverse e, solo per citare quelle relative alle menzioni d'onore, riguardano la situazione sociale in Uzbekistan (STONE CITY di Alfredo Bosco) e in Cambogia (BOUDENG, IL WHITE BUILDING di Carlotta Zarattini) o sulla situazione post-terremoto della città dell'Aquila (OGNI VOLTA CHE GUARDERAI RICORDATI CHE IO CI SARO' SEMPRE PER TE di Alberto Dedè). Il livello artistico dei lavori è sicuramente, soprattutto per alcuni, di grande interesse e va notato che, leggendo gli interventi sulla bacheca Facebook del concorso, i giudizi sono critici rispetto al valore dei lavori risultati vincitori. Quindi, vedere per dire la nostra opinione.


Vince 

martedì 2 agosto 2011

RassegnArte - di martedì 2 agosto 2011

Fotografia a Milano anche in agosto
L'estate è proprio arrivata caldo record nel weekend
Nonostante si ripeta ogni anno da diverso tempo la necessità di incentivare la vita culturale milanese anche in fase estiva, l'offerta di mostre a Milano anche quest'anno risulta praticamente nulla. Solo dal punto di vista della fotografia è presente qualche offerta, nel Museo Diocesano e allo Spazio Forma. 

Giorgio Majno Ritratti
Il Museo diocesano, all'interno dell'iniziativa Sere d'estate, ospita una rassegna di opere fotografiche in b/n di Giorgio Majno "Ritratti " dove vengono accostati in modo originale tematiche di tipo naturalistico a ritratti realizzati nel corso di dieci anni di attività. Come di abitudine, qui di seguito, riportiamo un brevissimo commento sulla mostra.

La ricerca di Giorgio Majno indaga il tema della bellezza, che non coincide con l’idea di apparenza, bensì con quella di equilibrio e di armonia, nell’analisi meticolosa di tipologie umane e vegetali. Il rapporto con la natura è essenziale per la sua indagine: i protagonisti dei ritratti fotografici in mostra sono sia persone che elementi naturali, che hanno dignità pari a quella dei soggetti tradizionali di questo genere.
Le opere di Giorgio Majno non sono, dunque, nature morte. In esse è possibile rintracciare la presenza di vitalità e di energia di cui tanti ritratti canonici sono privi.
Nasce nel 1954 a Milano, dove vive e lavora come fotografo professionista.
Attualmente è docente presso la Facoltà di Design ed Arti dell’Università Iuav di Venezia, sede di San Marino, presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e presso Spazio Forma, centro internazionale di fotografia di Milano.

da www.museodiocesano.it

"Ritratti ", Museo Diocesano, C.so di Porta Ticinese 95, dalle h.19 alle 24.00, fino al 3 settembre 2011

mercoledì 27 luglio 2011

RassegnArte -di mercoledì 27 luglio 2010

Medardo Rosso alla Galleria Porro di Milano

http://www.bta.it/img/a1/16/bta01620.jpg

E' visibile fino al 29 luglio alla galleria Porro di Milano una piccola e ben curata mostra su Medardo Rosso, allestita da Paola Mola, tra i maggiori studiosi dell'artista, già curatrice, insieme a Fabio Vittucci, del catalogo sull'intera opera di Medardo Rosso nel 2009 e ora autrice del catalogo della mostra. E' la prima volta, dal 1946, che opere di Medardo Rosso vengono esposte in spazi privati, propio per la difficoltà a reperire le rare opere dell'artista dai musei. Oltre a contare su opere come "La femme à la voilette " o "L'enfant a la bouchèe ", in mostra compare l'unico esemplare in bronzo della "Petite rieuse " creduta perduta dopo una mostra a Lipsia nel 1912. Inoltre vi sono tre disegni inediti della collezione già Sommaruga e due foto con una rielaborazione fotografica. Quest'ultimo è un aspetto molto importante documentato dalla mostra, vale a dire le particolari modalità - e l'importanza - dell'utilizzo delle lastre fotografiche da parte dell'artista per giungere a quegli effetti luministici quasi magmatici. Di seguito, vi propongo un articolo di Rinaldo Censi focalizzato su questa caratteristica di Medardo Rosso e un link sulla mostra.
Vince
Andrea Porro arte moderna e contemporanea, C.so Monforte, 23 Milano, fino al 29 luglio, Orari lun-mar h. 9.30-13.30 e 15.30-19.30, sab solo su appuntamento, chiuso la domenica, ingresso gratuito

http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/medardo_rosso-femme_%C3%A0_la_voilette.jpg

Le forme mutanti e aliene di Medardo Rosso
Lungo un percorso scandito dall'idea di serie, l 'artista ha realizzato cere, gessi, bronzi. Materia comunque brulicante, in uno stato di continua metamorfosi

 
Quando nel 1823 pubblica il Saggio sulla natura, il fine e i mezzi dell'imitazione nelle belle arti , Quatremère de Quincy è già un fossile di sessantotto anni, ma detterà legge per altri ventisei: una specie di papa introdotto in ogni anfratto del potere. Il problema è quello dell'imitazione. È la questione cardine che ruota attorno al bel saggio di Jean-Claude Lebensztejn, dedicato appunto all'Essai di Quatremère ( Dell'imitazione nelle belle arti , Solfanelli 2008). L'arte (ciò che imita) è per essenza in difetto in rapporto alla natura (ciò che viene imitato). Il problema sta proprio qui, sostiene Quatremère, nel voler annullare la distanza tra l'immagine e il modello: l'imitazione appunto, colta nella sua essenza. Quatremère espone qui, in bella vista, un'ovvietà semiotica, che emerge nel suo Essai come pietra angolare. Alcuni esempi: ai dipinti mancherebbe il rilievo, alla scultura il colore e lo sfondo. Insomma, alle arti mancano la vita, il movimento, la sensibilità. Come ovviare a questa mancanza? Compensandola attraverso la perfezione , ciò che ci risarcisce da una mancanza. Sono argomenti certo risaputi. I romantici (Géricault, ad esempio) faranno piazza pulita di queste teorie. Quatremère de Quincy forse non avrebbe apprezzato The Thing , il remake di John Carpenter (1982). Nondimeno, in gioco, rientrano questioni piuttosto simili. La perfezione, ad esempio. Nel film di Carpenter un essere alieno tenta infatti di imitare sempre più precisamente (alla perfezione ) gli esseri umani (l'operazione avviene per gradi, in primis si presenta sotto le spoglie di un cane da slitta...), allo scopo di attuare un attacco alla terra, sostituendo l'intera popolazione. Pur nel biancore della neve del Polo, il film di Carpenter è estremamente cupo, aperto e chiuso da scenografie di rovine, devastate dalle fiamme: due uomini attendono la loro ora, impassibili (uno dei due sarà l'alieno?). Pensavo a tutto questo di fronte ad alcune opere scelte di Medardo Rosso presso la Galleria Amedeo Porro, a Milano (questo è anche il titolo del bel volume curato da Paola Mola, infaticabile studiosa di Rosso - Rosso. Opere scelte , Skira/Amedeo Porro 2011). È soprattutto davanti a Femme à la violette (1895), qui in una cera su gesso del 1919-23, dal modello del 1895, che ho associato queste forme in formazione, instabili, questa massa brulicante e intrattabile in cui un volto, i suoi lineamenti, fanno capolino, magnifici, lisci, distesi, mentre tutt'intorno si muove l'inferno, alla Cosa del film di Carpenter. Anche qui un alieno lavora ad una forma: ne testa la malleabilità, ne studia la composizione, cerca di trovare una perfezione, che però un millesimo di secondo dopo è già svanita, perduta in un turbinio di liquido viscoso: la cera. È un fiore che si schiude, simile a miele colloso ormai rappreso, bloccato in un arresto di immagine, in uno stato di metamorfosi (il dettaglio fotografico della Femme à la violette sul catalogo leva il fiato: una forma immaginaria, energia che arriva da un'altra galassia). Prendete L'Enfant à la Bouchée de pain (gesso patinato, 1897-1900 circa), o La portinaia (gesso patinato, 1883). Si riesce a captare un'attività della materia che lascia presagire un principio di coagulazione in una forma che potremmo definire pre-anatomica: fisiologia sperimentale, incandescente. O il suo contrario: una minacciosa «fuga», una colata di materia in disgelo, inesorabilmente fissata dal tempo. I due Sagrestani (gesso dipinto, circa 1887 - gesso, 1883) non sono da meno, quasi fuori equilibrio, come sgonfiati. Modello originale, modello per le fusioni: la serie dell' Enfant pone seri problemi filologici e di datazione (che il volume tratta egregiamente, servendosi anche di una serie di esami tomografici), che qui non toccheremo, limitandoci a segnalare come in Rosso emerga l'idea di un percorso costellato dall'idea di serie : dalla cera alla maschera in bronzo all'elaborazione fotografica (sottolinea Paola Mola). Fascino dei calchi: gessi, cere, bronzi, modelli originali, modelli per fusione, fotografie (ma anche disegni), stampe di dettagli a contatto, ingrandimenti, ritagli sgembi, fotomontaggi (magnifico quello esposto, con L'Enfant incollato all'interno di un accrochage della sala del Salon d'Automne , 1904), aristotipi (celloidina/carta al collodio, carta al citrato/carta alla gelatina): perdita della forma, materia che si disfa minacciosa, viscosa, a volte trasparente, o colloidale. Prendete la Bambina di Lipsia, la Petite Rieuse , qui in un bronzo del 1902 (primo esemplare del 1889, probabilmente in terracotta, tradotto in cera tra il 1895 e il 1900, modificato in seguito e ridotto, eliminando il busto). Prendete La ruffiana (bronzo, 1889). Quelle risate infantili ricordano forse le isteriche del dottor Charcot, un corpo mutante, il ritratto di una patologia psichica; un volto che oscilla tra l'estasi e un'insopprimibile risata. La malattia appartiene al campo estetico? E nelle fotografie della Petite Rieuse la forma sfuma, si perde in un alone di vapore, un velo del bagno chimico, come se la massa degradasse, perdesse compattezza, oppure volesse migrare, spostarsi, pronta dissolversi, a schizzar via come il sangue alieno a contatto con l'ago incandescente nel film di Carpenter. Se parlavamo di serie è per azzardare e sostenere che la sfera artistica di Rosso, come per Marcel Duchamp, rientri pienamente sotto l'autorità del paradigma fotografico. Forse. Dopotutto è impossibile parlare dell'opera di Rosso senza segnalare «l'incidenza specifica dell'industrializzazione sulla pratica tradizionale dei pittori», senza ricordare l'invenzione della fotografia e «le condizioni enunciative dell'arte "nell'era della sua riproducibilità tecnica"», come ricorda un autorevole studioso di Duchamp, Thierry de Duve. Eppure, c'è in Rosso qualcosa che eccede la semplice causalità storica legata alla «riproducibilità». Carrà sosteneva che in Rosso «l'empito del creare si era in lui spento in seguito a una terribile caduta in tram». Oppure, come voleva la vulgata, Rosso aveva terminato la sua vena nel 1900, facendo poco o nulla fino al '28, se non curare nuove edizioni delle sue opere, senza più crearne di originali. Perciò, la domanda è - come segnala Paola Mola in Rosso. Trasferimenti (Skira 2006) - «se dopo quanto abbiamo visto sul campo delle arti dalla metà del Novecento, dopo Beuys e la Pop, il minimalismo, il dominio della riproduzione fotografica e filmica, analogica e digitale, sia ancora ragionevole fare di Rosso l'eccezione cui riservare una strumentazione critica archiviata, dove l'originalità si misura solo in relazione al vero e alla natura, e la creatività si mantiene circoscritta dentro i mezzi della tradizione ottocentesca». La risposta è: no. Per questo, lasciamo il fossile Quatremère e i suoi sodali alle loro beghe su ideale e perfezione. E lasciamo Carrà e anche gli alieni di Carpenter con la loro furia imitativa (somiglianza per eccesso). L'unico alieno è Rosso. Ci sono artisti che gettano un occhio sulla tela, mezzo sulla tavolozza, e dieci sul modello, ricordava Kandinsky. Che, invece, faceva l'esatto contrario: dieci colpi d'occhio sulla tela, uno sulla tavolozza, e mezzo sul modello. Rosso, da parte sua, per il resto della sua vita lavorerà al chiuso, tra reagenti chimici, modelli (matrici?) per fusione, calchi, gessi, cere. In pura perdita, con inconfondibile sprezzatura : l'arte cioè di fare le cose senza dargli un prezzo, magari giusto per sentire l'estasi della materia, colta in un istante senza gravità, in fluttuazione. Una sorta di antivalore , giusto per il piacere di dare vita e risonanza alle forme, enunciare l'instabilità della figura umana, fino a perturbarla.
di Rinaldo Censi da Il Manifesto di martedì 26 luglio
Sulle caratteristiche della mostra, è utile il seguente link http://www.bta.it/txt/a0/06/bta00608.html 

lunedì 25 luglio 2011

RassegnArte - di lunedì 25 luglio 2011

Fotografia contemporanea



Chiude tra poco una bella mostra alla Galleria Primo Marella a Milano dove sono ospitati cinquantacinque autori internazionali con i quali è possibile abbracciare l'evoluzione del panorama della fotografia internazionale dagli anni Ottanta sino ai nostri giorni, non solo da un punto di vista stilistico ma anche riguardo alle tecniche utilizzate. Gli spazi della Galleria, inoltre, sono particolarmente belli e costituisce un ulteriore motivo per andare a vedere la mostra. L'unico appunto riguarda le modalità della scelta a causa dell'ampiezza della panoramica offerta che non permette di individuare il criterio alla base della selezione. Dalla Rete ho scaricato due analisi, focalizzate l'una sulle foto presenti nell'esposizione e l'altro invece sugli spazi che la ospitano.
Vince
A tribute to photography. Primo Marella Gallery, Viale Stelvio 66 - Orari mar-ven h. 11.00-19.00, sab su appuntamento. Fino al 31 luglio 


Bastano pochi passi dalla porta d' ingresso per trovarsi nella grande sala centrale della galleria di Primo Marella dove si è assaliti da una contrastante, duplice sensazione: quella piacevole suscitata da ogni parete su cui una grande quantità di fotografie è accostata con garbo formando giganteschi puzzle (uno dedicato solo a foto di baci), e quella, vagamente spiazzante, della ricerca di un filo conduttore. Benvenuti nel mondo della fotografia contemporanea dove a ogni visitatore viene affidato un simbolico filo rosso perché lo aiuti a muoversi in un labirinto meraviglioso da cui, questa la novità, si è sicuri di uscire e in genere contenti. Si comincia, dunque, facendo vagare lo sguardo che si posa su volti e corpi, paesaggi e architetture che disegnano l' intreccio tipico di una contemporaneità dalle mille sfaccettature. Ma poi, oltre la prima sala, il percorso si snoda: apre piccoli anfratti per dare spazio a opere meno viste di grandi autori (un delicatissimo autoritrattoe un paesaggio di Shirin Neshat, la modella-musa Lisa ripresa da Robert Mapplethorpe), si allarga in improvvise composizioni che ripercorrono la storia della fotografia cinese dalle prime osteggiate performance degli anni ' 90 di Zhu Ming agli arcobaleni di successo internazionale realizzati vent' anni dopo da Jiang Zhii. Anche i nuovi fotografi provengono dalle economie emergenti: dalla Malesia Yee I Lann, dal Brasile Caio Reisewitz, dal Sudafrica Ayana Vellissia Jackson che indaga sul ruolo della donna con una serie di autoritratti. Il filo conduttore lo disegna lo stesso Primo Marella in veste di curatore, oltre che di gallerista attentissimo al nuovo: i 55 autori esposti creano le premesse di una storia della fotografia dai confini espressivi e geografici sempre più vasti. Completa la mostra il catalogo costruito attorno all' illuminante saggio di Demetrio Paparoni. Vicina alla porta, una modella dal volto velato di nero (di Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin) osserva chi esce come se volesse interrogarlo o ricordargli che, per il tempo della visita, era lei ad accompagnarlo con il suo sguardo.
di Roberto Mutti, in www. ricerca.repubblica.it del 2 luglio 2011

http://www.primomarellagallery.com/images/hexHall_02_big.jpg
La nuova galleria, grazie alle volumetrie degli spazi ed alla vicinanza con lo storico spazio Marella Gallery, sita in via Lepontina a poche centinaia di metri, contribuisce ad arricchire le possibilità espositive per i progetti portati avanti da Primo Marella.

Luogo vitale, mentale e fisico per l’arte contemporanea la galleria nasce come spazio privilegiato per progetti curatoriali di ampio respiro centrati sull’esaltazione delle tecniche espressive dell’avanguardia internazionale.

Per la progettazione della galleria Primo Marella si è affidato all’architetto di fama internazionale Claudio Silvestrin che vanta al suo attivo molti spazi per l’arte contemporanea tra i quali la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, la galleria White Cube, la Lockhart Saatchi e la nuova sede della Victoria Miro di Londra. Il talento nel combinare un linguaggio architettonico essenziale e fortemente evocativo ha reso Silvestrin uno dei maestri riconosciuti del minimalismo progettuale d’avanguardia. Questo il commento espresso dall’Architetto durante la sua ultima visita alla Galleria ormai in fase di ultimazione: ”Sono entrato da Primo Marella e ho visto- lo spazio-“ (Claudio Silvestrin).

L’ampiezza degli spazi della galleria - circa 500 mq – fa sì che essa sia pronta ad accogliere ogni tipo di sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea. Accanto alla grande sala destinata all’attività espositiva sarà presente un’area polifunzionale concepita per accogliere i visitatori senza disturbare la fruizione delle opere esposte. Il percorso espositivo si completa con una sala allestita con le più moderne tecnologie destinata alla fruizione di opere multimediali.

Primo Marella Gallery si propone come un luogo progettuale in costante dialogo col pubblico, uno spazio di riflessione artistica e un laboratorio di idee: un luogo dove dilatare il tempo di fruizione delle opere anche attraverso la documentazione. Lo spazio vuole divenire un punto di riferimento costante per il pubblico prefiggendosi l’obiettivo di affermarsi come centro vivo di incontri e di scambio di idee tra artisti, curatori, collezionisti e personalità del settore.
Questa nuova presenza, contribuisce a confermare l’importanza e la vitalità dell’area “Via Farini - Via Valtellina” quale polo culturale alternativo in città.
da www.artemotore.com, del 1 novembre 2007

giovedì 21 luglio 2011

RassegnArte - di giovedì 21 luglio 2011

Sulla Poesia

Vi propongo un articolo uscito recentemente sul Corriere riguardo alla poesia. E' interessante, nonostante io non mi trovi d'accordo sulle conclusioni, poichè invita ad una riflessione sui motivi per cui la sua lettura risulti così poco praticata, soprattutto da parte delle giovani generazioni. Vi allego poi un video di Benigni, sul suo rapporto con la poesia: è bellissimo perchè parla con il cuore e la pancia di cosa sia la poesia, al contrario dell'intellettualismo con la quale essa trova espressione nell'articolo qui di seguito e per cui, forse, così frequentemente ci troviamo a fuggirla.
Vince
Anselm Kiefer, «Volkszählung», 1991, installazione


 









Qualche mese fa, discutendo con due giovani poeti particolarmente intelligenti e colti, Carlo Carabba e Matteo Marchesini, abbiamo concluso che oggi (e da tempo) la poesia italiana è prevalentemente divisa in due tipi: c'è quella incomprensibile e c'è quella noiosa, perché manca, da parte degli autori, la passione di essere letti. Questa idea sarà crudele, ha tuttavia il vantaggio di spiegare perché di poesia se ne pubblica tanta e nessuno se ne accorge. Il fatto che la critica non ne parli e che i giornali evitino il più possibile di recensire i poeti, è solo una conseguenza. Nominalmente e idealmente la poesia resta un valore virtuale, una specie di feticcio intoccabile. Di fatto, se ci si fa un'idea dei libri di poesia che escono e se si prova a leggerli, si arriva a conclusioni desolanti.
Del resto, noiose o incomprensibili oggi sono anche le arti visive: e in cima alla classifica negativa metterei le «installazioni». I più noti fra gli installatori (gente ben pagata) sono dei noiosissimi furbi che la critica esalta e iperinterpreta per ragioni che non riescono a convincere né il pubblico ingenuo né quello colto. Sia nel caso della poesia che in quello delle arti visive molto si spiega con un circolo vizioso: gli autori ignorano il pubblico e il pubblico ignora loro. Ma nelle arti visive regna lo strapotere dei critici. Decidono loro che cos'è arte e soprattutto fanno i prezzi.
Non credo che la poesia oggi in Italia sia meglio della narrativa. Si tratta di situazioni opposte. La narrativa è corrotta dal mercato, dal miraggio del best-seller, dagli editori, dai premi e dalla povertà culturale degli autori: ma chi scrive un romanzo sa di doversi confrontare con una realtà esterna alla scrittura. La poesia è corrotta invece da se stessa, dall'idea che ha di sé: fuga dalla comunicazione o libera espressione del già saputo. Chi scrive poesia crede di essere giustificato, qualunque cosa scriva, dal fatto che lo scrive al riparo di un'idea-valore, l'idea di poesia. Se ci si liberasse di questa idea consolatoria, si arriverebbe a guardare in faccia la realtà dei testi, e si potrebbe tranquillamente constatare che il 90% di ciò che si legge nelle collane di poesia e nelle antologie, è da dimenticare.
Tutto qui? Che cosa resta una volta messa da parte la poesia incomprensibile e quella noiosa? Restano una decina o poco più di poeti, che sanno di che parlare e sanno che cos'è un verso. Chi sono costoro? Per ragioni di cortesia, raramente i critici si decidono a dirlo, anche perché fra i non-poeti finirebbero parecchi «nomi» che negli ultimi vent'anni si sono conquistati, chissà come, un certo prestigio. Un prestigio convenzionale e diciamo pure editorial-mondano, fondato più sulla tenacia autopromozionale degli autori che sulla qualità dei testi. Ma anche quando i critici scelgono i loro poeti, non sono mai d'accordo, o l'accordo riguarda a malapena un paio di nomi.
Siamo così arrivati al punto. In che consiste la qualità di un testo poetico? Chi può accertare questa qualità? La partita si gioca fra lettori che non ci sono, sono sconcertati o sprovveduti, e critici la cui «competenza testuale» è diventata assai dubbia e che generalmente non osano giudicare, si astengono, non tengono lezioni sulla poesia contemporanea. Mi sembra che dagli anni Novanta a oggi la sola pubblicazione che abbia incoraggiato la critica e osato dire dei sì e dei no (non senza rischio di errore) sia stato l' Annuario di poesia di Giorgio Manacorda, Paolo Febbraro e Matteo Marchesini. Pubblicazione di cui si è parlato poco, anche se contiene molti saggi che andrebbero raccolti in volume.
«Può interessare la poesia?» si chiedeva vent'anni fa un poeta e critico americano allora giovane. Cattiva domanda che provoca cattive risposte. La Poesia, l'Arte, la Filosofia, il Romanzo... Siamo sempre lì. Il guaio e l'alienazione della non-lettura nascono dal fatto che si ragiona per generi e categorie generali, non per autori o, meglio ancora, per singoli libri e singoli testi. Quando si tratta di qualità dei testi poetici, per non fare danno bisogna essere spietati: questa strofa meglio toglierla, questo finale è sbagliato, perché questo verso finisce qui? La tecnica è tutto, quando si sa che cosa dire o non dire. Come ai tempi di Saba, resta da fare «la poesia onesta» perché, comunque, non può essercene altra. In poesia, in qualsiasi arte, in ogni forma di pensiero critico, solo l'onestà è geniale. I migliori lettori di poesia, i più severi e selvatici sono quasi sempre i poeti. Quelli che lo sono, volevo dire. In Italia, oggi come mezzo secolo fa, una decina o poco più.

da Corriere della Sera.it del 14 luglio 2011, di Alfonso Berardinelli

La poesia secondo Benigni

Video tratto da Youtube





Musica a Milano
La seconda segnalazione che vi propongo riguarda due bei concerti che si svolgeranno a Milano, l'uno questa sera e l'altro invece nella giornata di domani.
Stasera ci sarà Moby, un grande artista di New York, il quale propone delle belle ricerche nel campo della musica elettronica, sempre venata, di grande dolcezza, dandogli un accento poetico molto moderno.
Arena Civica di Milano, h. 21.00, ingresso euro 41.00A Voi un video appena prodotto con il suo ultimo album

video tratto da youtube

L'altro concerto sarà domani sera e riguarda Le luci della centrale elettrica, un progetto di Vasco Brondi che canta la realtà odierna secondo un ottica anticonformista, di una certa sinistra alternativa che guarda con nostalgia e recriminazione a un certo passato degli anni Settanta e Ottanta. E' da vedere assolutamente anche per la sua vena lirica di grande classe. A Voi un altro video


Video tratto da youtube 

martedì 19 luglio 2011

RassegnArte - di lunedì 18 luglio 2011

Man Ray a Milano
 
Juliet 
In Mostra alla Galleria Marconi di Milano la raccolta di foto del grande artista surrealista scattate a sua moglie Juliet Browner e raccolte con il titolo "Fifty faces of Juliet " con  le quali è testimoniata il ruolo di musa ispiratrice rivestita da Juliet.
Man Ray - Fondazione Marconi. Galleria d'arte - Via Tadino, 15 Milano - Fino al 29 luglio 2011 - Orari lun-ven 10-30-13, 15.30-19 - Ingresso libero


Le sculture di Nag Arnoldi a Palazzo Reale di Milano
Nag Arnoldi - Pferdefigur
Sono esposte a Palazzo Reale circa una cinquantina di sculture dell'artista svizzero, comprendenti il ciclo degli Astati e dei Guerrieri, il bestiario di tori, cavalli e minatauri, alcuni dei quali alti fino a tre metri, opere con le quali testimonia la fragilità dell'esistenza ma anche il il suo dramma e la sua poesia. L'allestimento è stato curato da Mario Botta.
Nag Arnoldi. Sculture 1980-2010 - Palazzo Reale - Piazzetta reale, Milano - Ingresso libero - fino all'11 settembre.

sabato 16 luglio 2011

RassegnArte - di sabato 16 luglio 2011

Il fotografo Bob Krieger a Milano
 
Veruska-©Bob-Krieger                          https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjZj-_MqiIk6vuDXG4Z6_udyEhL1sBp_pdANOukf69JO6devGJ5Rk9UmPsR28vZ1573ZQ1FxuGj8Yxr4SBAYkPpP8DakjnPeHZfQK7oz2tFn49IE2OVyPSb8w9Qr7R-WyVvsM9opTck-akM/s1600/Affranto-53X53.jpg

Fino all'11 settembre sarà possibile visitare la mostra del grande fotografo americano di moda e ritrattista dei personaggi del cinema e del piccolo schermo. Le opere presenti raccontano di una grande attenzione verso la forma di un'immagine mediata, nel momento iniziale, da strutture formali attente al gusto neoclassico per arrivare alle ultime opere dove vi èla presenza di una sperimentazione sull'arrichimento, tecnico e propiamente materico, dell'opera stessa. 
KRGR. Bob Krieger. Ricordi tra fotografia e arte, Milano, Palazzo Reale. Orari: mar-dom 9.30-19.30, lun 14.30-19.30, gio-sab 9.30-22.30. Ingresso euro 9.00/7.50



Le fotografie di architettura di Francesco Vitali



Le opere proposte dalla Galleria Il Castello di Milano raccontano la ricerca condotta dal giovane fotografo, regista e light designers (classe 1971) sulle fotografie di architettura. In questo caso esse sono focalizzate sui più noti edifici di New York attraverso l'utilizzo della tecnica digitale, così da creare immagini quasi astratte di dimensione surreali, atte a trasformare le architetture in inedite forme, fantasiose ed estranianti, quasi "fiori di cemento " come recita il titolo della mostra.
Fiori di cemento. Galleria Il Castello Arte Moderna e Contemporanea, Via Brera 16, apertura lun 15-19, mar-sab 10-19, fino al 23 luglio

venerdì 15 luglio 2011

RassegnArte - di venerdì 15 luglio 2011

Da Cinema e Fotografia a Fotografia e Cinema

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Inizia oggi alle h.21.00 allo Spazio Oberdan di Milano la rassegna cinematografica "Cinema e fotografia", organizzata in collaborazione con la Cineteca Italiana e Contrasto con la quale verrà proposta un'ampia panoramica sul rapporto fra autori cinematografici e fotografi, indagando sull'interscambiabilità dei ruoli e quindi sulla relativa reciprocità dello sguardo. Il film di questa sera, Life troughs a lens, dedicato ad Annie Liebowitz, l'importante ritrattista americana, autrice di alcune delle più note copertine di Rolling Stones, inaugura il ciclo per proseguire nei giorni successivi con proiezioni di films come La finestra sul cortile di Hitchcock o Blow up di Michelangelo Antonioni, per arrivare fino ai nostri giorni, per esempio con fotografi del calibro di Pete Souza e le sue foto sui presidenti americani immortalati all'interno dello studio ovale della Casa bianca.

Vince


Fotografia e sviluppo sostenibile
 
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La Galleria Carla Sozzani fino al 31 luglio ospiterà la mostra "Prix Pictet - Growth" che include gli scatti degli autori finalisti dell'omonimo prestigioso concorso fotografico dedicato allo sviluppo sostenibile, nato nel 2008 dalla collaborazione fra la banca svizzera Pictet & Cie e il Financial Times. Sono dodici i fotografi finalisti  scelti tra i cinquecento segnalati da curatori, critici e galleristi internazionali. Il vincitore è risultato l'americano Mitch Epstein con un lavoro che vuole interpretare lo sviluppo in tutte le sue forme possibili. La mostra prevede anche il catalogo degli autori finalisti del concorso. Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, apertura lunedì 15.30-19.30, martedì-domenica 10.30-19.30 mentre mercoledì e giovedì 10.30-21.00, fino al 31 luglio.

Vince

giovedì 14 luglio 2011

RassegnArte - di Giovedì 14 luglio 2011

Il Laos nei chiostri dell'Umanitaria

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Si apre oggi a partire dalle h.18.00 in Via Daverio 7, nei chiostri dell'Umanitaria, dietro al Tribunale, un altro momento della rassegna sul mondo orientale promossa dalla fondazione Humanitas, focalizzata sul Laos, con immagini e testimonianze dirette. Pino Lovati introdurrà i suoi due documentari Sabaj-dij Laos e Laos tesori del sud. In serata vi saranno proiezioni di Astrid Angehrn e Roberto Cossu inerenti ritratti e bellezze naturalistiche di questa terra. L'ingresso è da Via San Barnaba 48.

Vince


La mostra Rockstar

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Si apre oggi alle h.19.00 la mostra Rockstar alla Libreria 121 + di Via Savona 17/5 con i disegni di Fausto Gilberti. L'autore indaga il mondo della musica con opere grafiche riguardanti i grandi gruppi e cantanti rock come Rolling Stone e Cure. L'inaugurazione presenterà le opere e il libro che l'accompagna insieme ad un aperitivo e musica live, a sottolineare il soggetto della mostra.

Vince

domenica 26 giugno 2011

RassegnArte - di domenica 26 Giugno 2011

 Il nuovo polo artistico milanese

Nasce un grande progetto culturale per la città di Milano da parte della nuova giunta cittadina in Piazza della Scala

L'iniziativa del gruppo bancario Intesa Sanpaolo di aprire nelle sue sedi storiche di Milano un grande museo - con spazio espositivo che risulta doppio rispetto a quello della Pinacoteca di Brera (8.300 metri quadrati espositivi) - è nel solco di questa tradizione, che l'ipercapitalismo nichilista appariva aver cancellato. E parzialmente cancellato persino a Milano, dove sino all'età di Mattioli, Olivetti e Mattei la finanza e l'impresa avevano svolto un ruolo determinante nello sviluppo civile, accanto a quello del cattolicesimo ambrosiano.
MILLE OPERE - Così, dopo il museo Diocesano aperto anni fa, e dopo l'inaugurazione del civico museo del Novecento l'autunno scorso, ora la prima banca italiana destina ampi spazi per esporre opere d'arte: inizialmente saranno 200, ma entro il 2012 circa mille tra quelle del suo patrimonio costituito da diecimila pezzi. Questa iniziativa fa parte di «Progetto Cultura», un vasto impegno della banca nel campo dei Beni culturali. Un impegno che comprende la già avvenuta apertura di palazzi storici diventati musei (Palazzo Zevallos a Napoli e Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, più una prossima apertura a Torino) e l'iniziativa «Restituzioni», con la quale la banca ha finanziato il restauro di 600 opere indicate dalle sovrintendenze. «Si tratta di un progetto - ha dichiarato il direttore del «Corriere della Sera» Ferruccio de Bortoli introducendo ieri la presentazione dell'iniziativa - che è un'offerta nazionale e federalista insieme, perché intende unire e non dividere».

IL QUADRILATERO - Il nuovo museo milanese si chiamerà Gallerie di Piazza Scala e darà vita a un «nuovo quadrilatero» - così non ci sarà solo quello della moda (guarda la mappa). Coinvolge quattro palazzi storici riadattati dall'architetto Michele De Lucchi (il Comitato scientifico del progetto è costituito da Gianfranco Brunelli, Aldo Grasso e Fernando Mazzocca). Si tratta di Palazzo Anguissola, un edificio commissionato dal conte Antonio Anguissola a Carlo Felice Soave nel 1775; l'ampliamento di questa dimora realizzato nel 1829 dal maestro del neoclassicismo Luigi Canonica; l'adiacente Palazzo Brentani-Greppi e l'ex sede della Banca Commerciale, costruita su piazza Scala da Luca Beltrami tra 1909 e 1911 in stile rinascimentale. Nelle oltre venti sale ricavate all'interno di questi spazi le opere saranno collocate con particolare attenzione al rapporto tra genere figurativo e contesto decorativo. A metà settembre aprirà la prima parte di questo intervento, quella di Palazzo Anguissola dedicata alle collezioni del XIX secolo. Qui saranno esposte 200 opere provenienti sia dalle collezioni della banca sia da quelle della Fondazione Cariplo («135 quadri sui 767 di proprietà della nostra fondazione» ha dichiarato il presidente della Cariplo Giuseppe Guzzetti) con particolare attenzione per la stagione romantica e risorgimentale. Ci saranno opere di Francesco Hayez, Gerolamo Induno, Angelo Inganni, ma anche di Mosè Bianchi, Gaetano Previati e Aristide Sartorio. Un allestimento particolare sarà qui riservato ai bassorilievi del Canova.

da Pierluigi Panza, in Corriere.it del 23 giugno 2011

 IL "LEVIATANO" DI KAPOOR

E' visibile in questi giorni la nuova e monumentale opera di Kapoor, l'artista anglo-indiano che incentra la sua ricerca sull'immaterialità dell'arte.

PARIGI  - E' un colpo d'occhio impressionante: un enorme pallone, anzi tre, gonfiati all'interno del Grand Palais. Ne riempiono lo spazio (72 mila metri quadri) quasi per intero, fino a sfiorare la meravigliosa "verrière", la vetrata che fa da tetto al palazzo sui Campi Elisi (costruito per ospitare l'Esposizione Universale del 1900), fino a entrare nel suo gioco di ferro e di vetro. Invitato dalla quarta edizione di MONUMENTA (aperta ieri, fino al 23 giugno),  Anish Kapoor, scultore, architetto, artista star angloindiano (nato a Bombay nel '54, arrivato a Londra nel '73), ha immaginato un'opera enorme, dall'interno cavo, e l'ha chiamata "Leviathan" come il  mostro marino della Bibbia.

E' una forma composita, sono tre sfere di tessuto plastico saldate tra loro; ognuna occupa un'ala del Grand Palais. Se ne stanno lì, leggere e pesantissime, costantemente gonfiate da due ventole; sono di un colore tra il marrone e il melanzana (il colore del sangue, dice Kapoor) scuro come i sentimenti che l'opera suscita. Non a caso Kapoor ha voluto dedicarla all'artista cinese Ai Wei Wei, arrestato dal regime, del quale da molte settimane non si hanno più notizie. Dopo aver passeggiato tra le sue meravigliose, monumentali curve esterne, nella "balena" si può entrare in trecento e vi sono previsti spettacoli di teatro e di circo. E'
soltanto all'interno che le tre forme (seni di donna? mongolfiere? le navate di una cattedrale?) diventano veramente distinguibili, e la struttura si fa chiara, trasparente: di giorno si intuiscono le forme della "verrière" , di sera sembra di essere dentro a una lanterna rossa. "La vallata oscura, matrice del mondo, è anche la matrice della mia percezione" dice Kapoor, il quale spera "di ritornare all'interno della caverna, verso il buio, verso forze oscure, mobili, indefinibili". Ha pagato di tasca sua il materiale dell'opera che gli appartiene quindi interamente (e chissà dove finirà dopo MONUMENTA).

Attentissimo a forme e colori, non è la prima volta che Anish Kapoor lavora su una geometria complessa e su opere monumentali: basti pensare all'altrettanto impressionante  "Marsyas", creato nel 2002 per la Sala delle Turbine, ingresso della Tate Modern a Londra, o all'ipnotico "Yellow" installato due anni fa alla Royal Academy sempre a Londra. "Marsyas" era stata realizzata in pvc rosso fuoco dalla stessa fabbrica francese che ha creato i 166 pannelli del "Leviathan": 12 mila metri quadrati di tessuto. "Trama e ordito sono in poliestere" dice Françoise Fournier della "Serge Ferrari", "mentre la copertura è in polymer non allungabile. E' un tessuto molto stabile che crea un'ondulazione misurata". Ci sono voluti sette giorni e trenta uomini per saldare insieme i pannelli di tessuto e per gonfiare la struttura (lunga cento metri, larga settantadue e alta trentatre). La fila fuori dal Grand Palais è già lunghissima.

Da Laura Putti, in Repubblica.it del 16 maggio 2011